Permesso B in Ticino: requisiti, costi e confronto con il G

Prima di traslocare
Un cittadino italiano con un contratto di lavoro in Ticino di almeno un anno ha diritto al permesso B: vale cinque anni, costa 75 franchi e si chiede online all’Ufficio della migrazione prima di iniziare a lavorare. Rispetto al permesso G cambia tutto ciò che dipende dalla casa: imposte, cassa malati, disoccupazione e, dopo cinque anni, il permesso C.
Il trasloco conviene a chi oggi è un nuovo frontaliere e paga anche l’Irpef. Per un vecchio frontaliere, invece, il conto delle imposte resta lo stesso e si aggiungono i premi ticinesi della cassa malati, secondi in Svizzera solo a quelli di Ginevra. Sotto trova le regole, le tasse del Cantone, i nostri calcoli per tre stipendi e i punti in cui il trasferimento si inceppa, quasi sempre sul lato italiano.
Chi ha diritto al permesso B come lavoratore UE
Il diritto viene dall’Accordo sulla libera circolazione delle persone, all’articolo 6 del suo allegato I. Un cittadino UE che lavora per un datore di lavoro in Svizzera con un impiego di un anno o più riceve una carta di soggiorno di almeno cinque anni, rinnovabile automaticamente. La Segreteria di Stato della migrazione lo traduce in pratica: serve un rapporto di lavoro di almeno 365 giorni o a tempo indeterminato.
Con un contratto più corto il permesso cambia. Tra tre mesi e un anno si riceve il permesso L, valido quanto il contratto. Sotto i tre mesi per anno civile non serve un permesso: basta una notifica.
L’accordo limita anche ciò che il Cantone può chiedere. Per rilasciare il permesso bastano due documenti: quello con cui Lei è entrato in Svizzera, cioè carta d’identità valida per l’espatrio o passaporto, e una dichiarazione di assunzione o un attestato di lavoro del datore. E la pratica non può impedire di iniziare a lavorare: l’articolo 6 dice che le formalità non possono ostacolare l’esecuzione immediata del contratto.
Il permesso B UE/AELS vale in tutta la Svizzera, come ricordano le avvertenze dell’Ufficio della migrazione per i titolari del permesso B. Con il B si può cambiare datore, professione o luogo di lavoro, e passare a un’attività indipendente. Fin qui il B e il G si somigliano. La differenza vera sta in dove abita, e comincia con la domanda.
Come si chiede il permesso B in Ticino
Dal 3 agosto 2026 tutte le domande di permesso passano dalla procedura digitale del Cantone: modulo online, documenti caricati, nessuna copia per posta. Lo annuncia la pagina delle novità della Sezione della popolazione. Alla fine si riceve una ricevuta o una dichiarazione sostitutiva che conferma l’invio.
Chi presenta la domanda dipende da dove si trova Lei. Se vive ancora all’estero, secondo la pagina del Cantone per chi arriva dall’estero la richiesta la fa il datore di lavoro, e al Suo arrivo in Ticino Lei regola la dimora con il modulo ricevuto. Se è già in Svizzera, la domanda la presenta Lei, prima di iniziare a lavorare, come indica la pagina sul nuovo permesso B per cittadini UE/AELS. Chi ha già un permesso G e trasloca tenendo lo stesso impiego chieda prima quale modulo usare: il contact center risponde al +41 91 814 55 00, dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 12 e dalle 13.30 alle 17.
Poi c’è il Comune. La legge sugli stranieri chiede a chi ha bisogno di un permesso di notificarsi anche presso l’autorità del luogo di residenza; in Ticino l’arrivo si annuncia all’Ufficio controllo abitanti del Comune in cui va ad abitare. A Lugano l’annuncio d’arrivo si fa ai Puntocittà o allo sportello online. I termini e i documenti li fissa ogni Comune: chieda al Suo prima del trasloco.
Un dettaglio vale per molti italiani. Il Cantone ricorda che dal 3 agosto 2026 la vecchia carta d’identità cartacea non è più valida per l’espatrio, qualunque data di scadenza riporti. Chi ce l’ha ancora usa il passaporto o la sostituisce con la carta elettronica prima di iniziare la pratica.
Le tasse del permesso B e del permesso C
Le tariffe per i cittadini UE/AELS sono pubblicate sulla pagina del permesso B. Le principali:
| Operazione | Adulti | Minorenni |
|---|---|---|
| Rilascio del permesso B | 75 franchi | 40 franchi |
| Rinnovo | 75 franchi | 40 franchi |
| Cambiamento di statuto | 75 franchi | 40 franchi |
| Nuovo indirizzo o Comune | 40 franchi | 30 franchi |
| Duplicato | 60 franchi | 40 franchi |
| Passaggio dal B al C | 115 franchi | 40 franchi |
Per un nuovo indirizzo, un duplicato o altre modifiche si aggiungono 15 franchi se servono nuove foto e firma, e per il nuovo indirizzo anche 10 franchi per stampare la carta. Se la domanda resta incompleta, il sollecito per raccomandata costa altri 20 franchi. La cifra per il passaggio al C viene dalla pagina del permesso C.
Ottenuto il permesso, le scadenze sono poche ma rigide. Ogni cambiamento di indirizzo, Comune, stato civile o famiglia va notificato entro 14 giorni. Il rinnovo va chiesto almeno 14 giorni prima della scadenza. La partenza definitiva va annunciata almeno 14 giorni prima. E il permesso decade dopo un soggiorno ininterrotto all’estero di oltre sei mesi. La pratica costa poco. Il conto vero arriva dalle imposte.
Le imposte da residente: la tabella del vecchio frontaliere
Con il permesso B Lei resta tassato alla fonte, come con il G: il datore trattiene l’imposta ogni mese. Cambia la tabella. La direttiva cantonale sull’imposta alla fonte mette nello stesso gruppo i residenti con permesso B e i vecchi frontalieri: tabelle A, B, C e H. I nuovi frontalieri usano invece le tabelle R, S, T e U, ferme all’80% circa delle prime perché l’Accordo sui frontalieri vieta di andare oltre, ma poi pagano l’Irpef in Italia.
Abbiamo letto le aliquote 2026 nel file ufficiale delle tariffe pubblicato dall’Amministrazione federale delle contribuzioni. Per una persona sola senza figli che guadagna 5’500 franchi per 13 mensilità, la tabella A0 trattiene il 10,1%, cioè 7’221,50 franchi all’anno. La tabella R0 di un nuovo frontaliere trattiene l’8,0%. A parità di stipendio il residente paga quindi più del nuovo frontaliere in Svizzera, ma niente in Italia.
Da residente ha anche una possibilità che i nuovi frontalieri non hanno più: la tassazione ordinaria ulteriore, cioè una dichiarazione vera con le deduzioni che le tabelle non contano. È obbligatoria se il reddito lordo da lavoro supera 120’000 franchi all’anno, o se ha altri redditi o una sostanza oltre certe soglie. Sotto, la può chiedere entro il 31 marzo dell’anno dopo. Attenzione: secondo la direttiva la richiesta non si può ritirare e vale anche per gli anni seguenti.
Per le famiglie c’è una novità che gioca a favore del B. Il 15 settembre 2026 il Gran Consiglio ha approvato una modifica che riserva a chi abita in Svizzera la deduzione per figli nelle imposte cantonali e comunali; secondo il messaggio sul preventivo 2027 l’entrata in vigore è prevista per il 1° gennaio 2027. Cosa significa per i frontalieri lo spieghiamo nell’articolo sulle tasse dei frontalieri col nuovo accordo. Le imposte, però, sono solo metà del conto.
La cassa malati ai premi del Ticino
Chi prende domicilio in Svizzera deve assicurarsi per le cure entro tre mesi. Lo dice l’articolo 3 della legge sull’assicurazione malattie. Se si assicura in tempo, la copertura parte dal giorno del trasloco. Se si assicura in ritardo, parte dal giorno dell’affiliazione e, se il ritardo non è giustificato, si paga un supplemento di premio. Il diritto di scegliere tra la cassa malati svizzera e il servizio sanitario italiano, che hanno i frontalieri, con il B non c’è più: lo spieghiamo nell’articolo sulla cassa malati dei frontalieri.
I premi ticinesi sono alti. Nella tabella dei premi medi cantonali per il 2027 pubblicata dall’Ufficio federale della sanità pubblica, un adulto dai 26 anni in su paga in Ticino in media 603,60 franchi al mese, contro 487,60 della media svizzera; più cara è solo Ginevra, con 610,60. Un giovane tra i 19 e i 25 anni paga 418,40 franchi, un figlio 153,20. Sono medie che includono franchigie alte e modelli alternativi: il premio di ognuno dipende da assicuratore, franchigia e modello. Per una persona sola fanno comunque circa 7’240 franchi all’anno.
Il conto di un anno, prima e dopo il trasloco
Abbiamo messo insieme imposte e premi per tre stipendi, sempre per una persona sola senza figli. L’Irpef del nuovo frontaliere è calcolata come nel nostro articolo sulle tasse: franchigia di 10’000 euro, scaglioni 2026 e credito per l’imposta svizzera.

Per il nuovo frontaliere il trasloco fa risparmiare circa 3’900 franchi all’anno con 5’500 franchi al mese, circa 7’900 con 7’000 e circa 11’600 con 8’500. Più alto è lo stipendio, più pesa l’Irpef che sparisce. Il vecchio frontaliere fa il conto opposto: paga già le imposte solo in Svizzera e con la stessa tabella, quindi il trasloco aggiunge circa 7’240 franchi di premi senza togliere nulla.
Il grafico lascia fuori una voce che può pesare più di tutte: l’affitto in Ticino, che può mangiarsi il risparmio. Restano fuori anche le addizionali Irpef, che dipendono dal Comune italiano, e i costi sanitari in Italia. Il risparmio sulle imposte, poi, vale solo se l’Italia accetta che Lei se ne sia andato davvero.
Cosa succede in Italia quando si trasferisce
Chi si trasferisce all’estero deve iscriversi all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) entro 90 giorni. Lo prevede la pagina del Ministero degli Esteri sull’AIRE: la domanda si fa online sul portale Fast It, è gratuita e chi non la presenta rischia una sanzione amministrativa.
L’AIRE da sola non basta. Dal 2024 la legge italiana considera residente chi, per la maggior parte dell’anno, ha in Italia la residenza, il domicilio o vi è fisicamente presente. E per domicilio intende il luogo in cui si sviluppano, in via principale, le relazioni personali e familiari. La circolare 20/E del 2024 dell’Agenzia delle Entrate fa un esempio che sembra scritto per il Ticino: chi si iscrive all’AIRE e lavora all’estero, ma tiene a disposizione una casa in Italia con le utenze attive e ci torna nei fine settimana, può avere ancora il domicilio in Italia.
Chi trasloca a Lugano da solo, con il coniuge e i figli che restano a Varese, è quindi nel caso più delicato. Per il fisco italiano le relazioni familiari contano più del contratto d’affitto. Se l’Italia La considera ancora residente, tassa lo stipendio svizzero e scala l’imposta pagata in Ticino: il risparmio del grafico si riduce di molto.
Due cose giocano a favore. Dal 1° gennaio 2024 la Svizzera non è più nella lista dei Paesi a fiscalità privilegiata del 1999, come conferma la stessa circolare: per chi si trasferisce in Ticino non vale più la presunzione che lo considerava residente in Italia fino a prova contraria. E la convenzione tra Italia e Svizzera divide l’anno del trasloco: dal giorno dopo il trasferimento definitivo si è residenti solo in Svizzera. Per i vecchi frontalieri, però, la domanda vera è un’altra.
Il vecchio frontaliere che trasloca
Il vecchio frontaliere paga le imposte solo in Svizzera grazie al regime transitorio dell’articolo 9 dell’Accordo del 2020 sui frontalieri. Vale per chi ha lavorato da frontaliere tra il 31 dicembre 2018 e il 17 luglio 2023. Il protocollo aggiuntivo precisa che lo statuto resta anche dopo interruzioni del lavoro o cambi di datore, purché la persona continui a rispettare la definizione di frontaliere: residenza in un Comune entro 20 km dal confine e rientro quotidiano.
Con il permesso B quella definizione non è più rispettata. Finché abita in Ticino non è un problema: paga con la tabella A come prima, e l’Italia non tassa nulla. La questione si apre se un giorno torna in Italia e riprende a fare il frontaliere. Il foglio informativo del Cantone, alla domanda 3.12, risponde a un caso vicino: chi era frontaliere nel periodo, si è trasferito fuori dalla fascia dei 20 km e ci rientra anni dopo resta nel regime transitorio, perché basta esserlo stato in quel periodo. Il caso di chi ha vissuto in Svizzera nel frattempo non è scritto da nessuna parte.
Se pensa di tornare, prima di traslocare chieda una conferma scritta all’Ufficio delle imposte alla fonte, descrivendo il Suo caso. Una risposta sbagliata può valere migliaia di franchi all’anno, come mostra il grafico. Chi invece resta, a un certo punto si trova davanti al passo successivo: il permesso C.
Il permesso C dopo cinque anni, solo per chi abita qui
I cittadini italiani hanno diritto al permesso C dopo cinque anni di soggiorno regolare e ininterrotto in Svizzera. Il diritto non viene dall’accordo sulla libera circolazione ma da un accordo di domicilio tra Italia e Svizzera.

Le istruzioni della SEM sul settore degli stranieri, aggiornate a giugno 2026, spiegano da dove arriva: una dichiarazione del 1934, richiamata dall’accordo del 1964 sull’emigrazione dei lavoratori italiani. La regola generale della legge sugli stranieri chiede dieci anni.
Gli anni con il permesso G non contano. La legge conta solo il soggiorno con un permesso L o B, e il frontaliere per definizione abita all’estero. Chi lavora da dieci anni a Mendrisio con il G e poi trasloca parte quindi da zero: il conto dei cinque anni comincia con il primo giorno da residente.
Cinque anni non bastano da soli. Le istruzioni chiariscono che anche con un accordo di domicilio servono l’integrazione e l’assenza di motivi di revoca. L’ordinanza sull’ammissione chiede di dimostrare la lingua del luogo: almeno A2 a voce e A1 per iscritto. In Ticino, ricorda la Sezione della popolazione, chi ha l’italiano come lingua madre è esentato dal certificato. La domanda va presentata almeno 14 giorni prima che scada il permesso B, e il passaggio costa 115 franchi.
Con il C cambiano anche le imposte. Secondo le domande frequenti dell’Ufficio delle imposte alla fonte, la trattenuta in busta paga si ferma dal mese dopo il rilascio e la tassazione ordinaria vale per tutto l’anno in cui arriva il C. Prima di quel traguardo, però, il B può anche finire.
Se perde il lavoro o torna in Italia
Il permesso B non decade il giorno in cui finisce il contratto. L’Accordo vieta di ritirarlo solo perché la persona non lavora più, se la disoccupazione è involontaria e registrata all’ufficio del lavoro, o se dipende da malattia o infortunio. La legge sugli stranieri fissa però dei limiti. Se perde il posto senza colpa nei primi dodici mesi, il diritto di soggiorno finisce sei mesi dopo, o alla fine delle indennità di disoccupazione se durano di più. In questo primo caso, fino alla fine del diritto di soggiorno, non c’è diritto all’aiuto sociale. Dopo i primi dodici mesi il diritto finisce sei mesi dopo la fine del lavoro o, se le indennità durano di più, sei mesi dopo la loro fine.
Da residente si iscrive alla disoccupazione svizzera, non più alla NASpI. È una differenza netta rispetto ai frontalieri, che spieghiamo nell’articolo sulla disoccupazione dei frontalieri. La SEM aggiunge che al primo rinnovo il permesso può essere limitato a un anno se Lei è disoccupato senza colpa da oltre 12 mesi consecutivi.
Chi decide di tornare in Italia deve annunciare la partenza almeno 14 giorni prima. Se riprende a lavorare in Ticino da frontaliere, chiede un nuovo permesso G come la prima volta, e il suo statuto fiscale va rivisto come visto sopra. Chi parte senza annunciarsi perde comunque il permesso B dopo sei mesi.
Prima di decidere il trasloco
Il permesso B in sé è la parte facile: 75 franchi, un contratto di almeno un anno e una domanda online. La decisione si gioca altrove. Faccia prima il conto del grafico con il Suo stipendio e la Sua situazione familiare, poi aggiunga l’affitto vero dell’appartamento che vuole prendere e il premio della cassa malati che sceglierà. Se è un nuovo frontaliere, il margine cresce con lo stipendio: con 8’500 franchi al mese sono quasi 1’000 franchi al mese prima dell’affitto. Se è un vecchio frontaliere, il trasloco parte in perdita di circa 600 franchi al mese di premi.
Poi guardi la famiglia con gli occhi del fisco italiano. Se il coniuge e i figli restano in Italia, il trasferimento rischia di non reggere, e con lui il risparmio. Se invece si trasferisce tutta la famiglia, segni in agenda tre scadenze: la domanda di permesso e l’annuncio al Comune al momento del trasloco, la cassa malati entro tre mesi e l’AIRE entro 90 giorni. Cinque anni dopo, il permesso C.
Domande frequenti
- Posso tenere la casa in Italia se prendo il permesso B?
- Per la Svizzera sì: il permesso B chiede che Lei abiti davvero in Ticino, non che venda la casa in Italia. Il rischio è sul lato italiano. L’Agenzia delle Entrate cita proprio il caso di chi si iscrive all’AIRE ma tiene una casa con le utenze attive e ci torna nei fine settimana: per il fisco italiano può restare residente in Italia.
- Il mio coniuge può venire in Ticino e lavorare?
- Sì. L’Accordo sulla libera circolazione dà al coniuge e ai figli sotto i 21 anni di un lavoratore UE il diritto di stabilirsi con lui, qualunque sia la loro cittadinanza, e di lavorare. Serve un alloggio considerato normale per un lavoratore della regione. Il loro permesso ha la stessa durata del Suo.
- Con un contratto di otto mesi ricevo il permesso B?
- No. Con un contratto tra tre mesi e un anno un cittadino UE riceve un permesso di breve durata L, valido quanto il contratto. Il permesso B di cinque anni arriva con un contratto di almeno 365 giorni o a tempo indeterminato. Sotto i tre mesi per anno civile basta una notifica online.
- Il permesso B rilasciato dal Ticino vale anche a Zurigo?
- Sì, il permesso B UE/AELS vale in tutta la Svizzera, quindi può lavorare per un datore di un altro Cantone. Se invece sposta la residenza in un altro Cantone, deve annunciarsi entro 14 giorni nel nuovo Cantone, che Le rilascia il permesso. Chi arriva in Ticino da un altro Cantone paga 50 franchi.
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