Assegni familiari frontalieri: chi paga e quanto nel 2026

La risposta breve

Dipende dall’altro genitore. Se lavora in Italia, o prende la NASpI, paga prima l’INPS con l’Assegno unico e il Ticino aggiunge solo la differenza fino a 215 franchi al mese per figlio, 268 per un figlio in formazione. Se l’altro genitore non lavora, il Ticino paga l’assegno intero. La domanda passa dal datore di lavoro e va alla sua cassa di compensazione.

In pratica la differenza può essere grande o quasi nulla. Per un bambino di nove anni, con l’Assegno unico pieno, il Ticino aggiunge circa 26 franchi al mese; con l’importo minimo ne aggiunge 161. Qui sotto spieghiamo da dove vengono questi numeri, quali documenti chiede la cassa, quanti anni di arretrati si possono recuperare e perché dal 2022 i dati tra l’INPS e le casse svizzere non passano come dovrebbero.

Quanto paga il Ticino nel 2026

Il Ticino paga i minimi fissati dalla legge federale sugli assegni familiari, la LAFam: 215 franchi al mese per ogni figlio fino a 16 anni e 268 franchi per ogni figlio in formazione, fino a 25 anni. Sono gli importi in vigore dal 1° gennaio 2025, quando la Confederazione li ha alzati per la prima volta dal 2009, e il Ticino non aggiunge nulla di suo. L’Istituto delle assicurazioni sociali, l’IAS, li riporta nella sua pagina sugli assegni per figli e di formazione.

Pagina dell’IAS Ticino: la domanda si presenta alla cassa per gli assegni familiari a cui è affiliato il datore di lavoro; l’assegno per figli è di 215 franchi fino ai 16 anni, quello di formazione di 268 franchi tra i 15/16 e i 25 anni
Come si chiedono e quanto valgono gli assegni familiari in Ticino. Fonte: ti.ch, letto il 20 ottobre 2026.

Le informazioni periodiche dell’IAS per il 2026 aggiungono le regole che contano per chi fa il pendolare. Ha diritto agli assegni chi guadagna almeno 630 franchi al mese. Sopra quella soglia l’assegno è sempre intero, anche per chi lavora al 40%. Ogni figlio dà diritto a un solo assegno, anche se Lei ha due datori di lavoro. L’assegno di formazione parte dai 15 anni se il figlio ha già iniziato una scuola dopo l’obbligo, e si perde se il figlio guadagna più di 2’520 franchi al mese.

Per un figlio che vive in Italia l’assegno attraversa il confine se Lei ha la cittadinanza svizzera o di uno Stato dell’UE o dell’AELS: così prevede la tabella dell’IAS sull’esportazione. Per i cittadini di altri Stati l’assegno non viene esportato. Il regolamento europeo 883/2004, che la Svizzera applica con l’Accordo sulla libera circolazione, aggiunge un punto: per i familiari che vivono in un altro Stato l’importo non si può ridurre in base al potere d’acquisto. Un figlio a Varese vale quanto un figlio a Lugano.

Non tutto, però, attraversa il confine. Gli aiuti cantonali in più, cioè l’assegno integrativo e quello di prima infanzia e l’assegno parentale di 3’000 franchi alla nascita, sono riservati a chi abita in Ticino da anni. Per un frontaliere restano i 215 e i 268 franchi. Resta da capire chi li paga per primo.

Assegno unico o assegni svizzeri: chi paga per primo?

Il primo pagatore lo decide l’articolo 68 del regolamento 883/2004, e il criterio è il motivo del diritto, non chi paga di più. Il diritto che nasce dal lavoro viene prima di quello che nasce da una pensione, che a sua volta viene prima di quello che nasce dalla sola residenza. Se in due Stati il diritto nasce dal lavoro, vince lo Stato dove vivono i figli.

Tradotto per una famiglia di frontalieri: se anche l’altro genitore lavora in Italia, entrambi i diritti nascono dal lavoro e i figli vivono in Italia, quindi l’Italia paga per prima. L’IAS lo scrive nel suo documento di giugno 2026 su frontalieri e diritto europeo: l’assegno svizzero resta sospeso fino all’importo italiano e viene versato solo per la parte che lo supera, la cosiddetta integrazione differenziale.

Se invece l’altro genitore non lavora, il diritto italiano nasce solo dalla residenza e passa in secondo piano. Allora il Ticino paga tutto e l’Italia, in teoria, deve aggiungere solo la parte che eventualmente supera l’assegno svizzero. Una persona disoccupata che riceve la NASpI conta come se lavorasse: la Commissione amministrativa europea equipara al lavoro i periodi di disoccupazione con indennità, e il modulo dell’IAS mette infatti nella stessa casella «salariato, disoccupato o lavoratore autonomo in Italia».

Schema in quattro casi. Altro genitore che lavora in Italia o prende la NASpI: prima l’Italia, il Ticino versa la differenza. Altro genitore senza lavoro: il Ticino paga tutto. Entrambi in Svizzera: un solo assegno svizzero
Chi paga per primo gli assegni dei figli di un frontaliere. Il nostro schema riassume l’art. 68 del regolamento 883/2004 e la LAFam, come li applica l’IAS Ticino.

Quando entrambi i genitori lavorano in Svizzera vale solo la legge svizzera: un assegno per figlio, e a chi va lo decide l’ordine dell’articolo 7 della LAFam, che guarda prima all’attività lucrativa, poi all’autorità parentale, alla convivenza con il figlio e, tra gli ultimi criteri, al reddito più alto. Il caso più comune resta però il primo, quello con un genitore per lato del confine. È lì che serve fare il conto.

Il calcolo della differenza, figlio per figlio

La cassa svizzera confronta gli importi un figlio alla volta, non per l’intera famiglia. Lo prevede la decisione n. 147 della Commissione amministrativa europea, come spiega la guida dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali sulle prestazioni familiari tra Svizzera e UE. La stessa guida dice che l’importo in euro si converte con il cambio giornaliero della Banca centrale europea del giorno in cui la cassa fa il calcolo.

Prendiamo una famiglia di Como, inventata ma tipica: un genitore lavora a Mendrisio, l’altro è impiegato in Italia, i figli hanno 9 e 17 anni e il più grande va al liceo. Per il 2026 la pagina dell’INPS sull’Assegno unico indica per ogni figlio minorenne 203,80 euro con un ISEE fino a 17’468,51 euro e 58,30 euro senza ISEE o con un ISEE da 46’582,71 euro in su. Con il cambio di riferimento della BCE del 19 ottobre 2026, 0,9261 franchi per un euro, i conti sono questi:

Figlio Importo svizzero Assegno unico pieno Differenza dal Ticino
9 anni 215,00 fr. 188,74 fr. 26,26 fr.
17 anni, al liceo 268,00 fr. 188,74 fr. 79,26 fr.
Totale al mese 483,00 fr. 377,48 fr. 105,52 fr.

Con l’Assegno unico minimo, 53,99 franchi per figlio, la differenza sale a 161,01 franchi per il più piccolo e a 214,01 per il più grande: 375,02 franchi al mese, circa 4’500 all’anno. In entrambi i casi la famiglia incassa in tutto 483 franchi al mese, né più né meno. Cambia solo quanto arriva dall’INPS e quanto dalla cassa svizzera.

Barre in franchi al mese per figlio. ISEE fino a 17’468,51 euro: INPS 188,74 e Ticino 26,26 (9 anni), 188,74 e 79,26 (17 anni). Assegno unico minimo: 53,99 e 161,01, poi 53,99 e 214,01
Come si divide l’assegno tra INPS e Ticino per due figli, con l’Assegno unico pieno e con quello minimo. Nostro calcolo con gli importi INPS 2026, gli importi IAS e il cambio BCE del 19 ottobre 2026.

Tre avvertenze sul calcolo. Abbiamo usato l’importo base dell’Assegno unico: l’INPS aggiunge maggiorazioni, per esempio per i figli sotto un anno o quando entrambi i genitori hanno un reddito da lavoro, e la cassa svizzera conta tutto quello che il singolo figlio riceve davvero, maggiorazioni comprese. Il cambio si muove, quindi la differenza oscilla di qualche centesimo da un conteggio all’altro. E l’ISEE si rinnova ogni anno: da marzo l’importo INPS può cambiare, e con lui la quota svizzera.

Non chiedere l’Assegno unico non conviene

Qualcuno pensa che, senza domanda all’INPS, il Ticino paghi l’assegno intero. Non è così. La guida federale è chiara: per calcolare la differenza conta l’esistenza del diritto in Italia, non il fatto che l’assegno sia davvero pagato. Se l’altro genitore lavora in Italia e non presenta domanda, la cassa svizzera può comportarsi come se l’Assegno unico arrivasse comunque. La famiglia perde la parte italiana e non la recupera dalla Svizzera. Per questo il primo passo, prima ancora del modulo svizzero, è la domanda all’INPS.

Come si chiedono gli assegni: modulo, allegati, cassa

La domanda non va per forza all’IAS: va alla cassa per gli assegni familiari a cui è affiliato il Suo datore di lavoro. In Ticino non ce n’è una sola. L’elenco dell’IAS per il 2026 conta 41 casse autorizzate, da quella cantonale gestita dall’IAS a Bellinzona a quelle di settore, per esempio GastroTicino, le banche ticinesi, Migros o Coop. Chi lavora per un’azienda con sede o succursale in Ticino riceve gli importi ticinesi, come prevede l’articolo 12 della LAFam. Il primo passo è chiedere all’ufficio del personale quale cassa usa l’azienda.

La procedura della cassa cantonale dell’IAS mostra bene cosa serve. Il modulo di richiesta per persone salariate ha sei pagine. Lei compila la prima parte, il datore di lavoro compila e firma la seconda, poi Lei completa il resto, firma e spedisce tutto alla cassa. Per i figli che vivono in Italia c’è una sezione apposta, la numero 5, e l’IAS lavora solo moduli completi, con tutti gli allegati:

  • se l’altro genitore lavora, è disoccupato o è autonomo in Italia: la ricevuta della domanda di Assegno unico presentata all’INPS, un giustificativo di pagamento dell’INPS con l’importo mensile (per esempio dal cassetto previdenziale su MyINPS) e l’indirizzo della sede INPS regionale competente;
  • se l’altro genitore è casalinga o casalingo: una sua dichiarazione firmata, con la copia di un documento d’identità;
  • per chi non ha la cittadinanza svizzera: la copia del permesso per stranieri, per un frontaliere il permesso G;
  • per chi vive all’estero: l’eventuale atto di matrimonio e il formulario europeo E401 sulla composizione della famiglia;
  • per un figlio sopra i 16 anni che studia in Italia: il formulario E402 per la scuola o l’E403 per l’apprendistato.

I documenti in italiano vanno benissimo, visto che è una lingua nazionale svizzera. Chi ha documenti in un’altra lingua deve allegare una traduzione in italiano fatta da un ente ufficiale, per esempio un sindacato o un’ambasciata; i moduli europei della serie E non ne hanno bisogno. Le altre casse usano moduli propri, ma la regola europea è la stessa e chiederanno documenti simili.

Una volta approvato, l’assegno arriva con lo stipendio: come spiega la pagina dell’IAS sugli assegni e il datore di lavoro, è il datore ad anticiparlo, e poi la cassa glielo rimborsa. Da quel momento ogni cambiamento va comunicato entro 10 giorni, sia al datore sia alla cassa: un nuovo lavoro dell’altro genitore, un figlio che finisce la scuola, un nuovo importo INPS dopo il rinnovo dell’ISEE. Su questo si gioca la differenza tra un arretrato da incassare e una somma da restituire.

Arretrati: fino a cinque anni, e il rischio di restituire

Chi non ha mai chiesto gli assegni svizzeri può recuperarli fino a cinque anni indietro. L’articolo 24 della legge sulla parte generale delle assicurazioni sociali, la LPGA, che vale anche per gli assegni familiari, dice che il diritto a prestazioni arretrate si estingue cinque anni dopo la fine del mese per cui erano dovute. Il modulo dell’IAS chiede apposta da quale data si richiedono gli assegni. Per la nostra famiglia con l’ISEE alto sono circa 4’500 franchi per ogni anno dimenticato.

Sul lato italiano i tempi sono più stretti. Secondo l’INPS, una domanda di Assegno unico presentata tra il 1° marzo e il 30 giugno dà gli arretrati da marzo; dopo il 30 giugno l’assegno parte solo dal mese successivo alla domanda. Visto che il Ticino può calcolare la differenza come se l’Assegno unico fosse pagato comunque, un ritardo in Italia si traduce in mesi persi per sempre.

Il rischio opposto è ricevere troppo. Se l’importo italiano non è noto, la cassa svizzera può pagare la differenza in anticipo e correggere il calcolo dopo. Gli importi pagati in più possono essere trattenuti sugli assegni dei mesi seguenti, secondo la guida federale. Altrimenti si chiede la restituzione, che secondo l’articolo 25 della LPGA si può pretendere fino a tre anni dopo che la cassa ha saputo del pagamento indebito, e al massimo cinque anni dopo il versamento. Non si restituisce solo se si era in buona fede e il rimborso metterebbe la persona in gravi difficoltà. Un esempio: l’ISEE cambia a marzo, l’Assegno unico sale, nessuno avvisa la cassa e la differenza svizzera resta quella vecchia per mesi.

Il nodo dei dati INPS e la causa alla Corte UE

Il punto debole del sistema è lo scambio di dati. Per calcolare la differenza la cassa svizzera deve conoscere l’importo italiano, e dal 2022 lo scambio con l’INPS non funziona come dovrebbe. Il problema è arrivato al Parlamento federale con una mozione del consigliere nazionale Lorenzo Quadri, la 26.3206, depositata il 18 marzo 2026. Chiedeva al Consiglio federale di fare pressione sull’INPS della Lombardia e, se le cose non fossero cambiate, di valutare lo stop agli assegni per i frontalieri italiani.

La risposta del Consiglio federale, del 6 maggio 2026, spiega l’origine dello scontro. L’Italia non considera l’Assegno unico, in vigore dal 1° marzo 2022, una prestazione familiare coordinabile secondo il diritto europeo, e per questo non scambia i dati come farebbe per un assegno familiare classico. La Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia, e la Corte di giustizia dell’Unione europea deve decidere. Il Consiglio federale si aspetta che la Corte riconosca l’Assegno unico come prestazione coordinabile; a quel punto l’INPS sarebbe obbligato a trasmettere i dati per via elettronica.

Intanto l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha raccomandato alle casse di chiedere i dati direttamente alle famiglie, ed è per questo che l’IAS vuole il giustificativo di pagamento dell’INPS. La sospensione degli assegni, invece, è esclusa: secondo il Consiglio federale violerebbe l’Accordo sulla libera circolazione, e per questo ha proposto di respingere la mozione. Nella risposta di maggio la sentenza era attesa a breve. Fino a quando i dati non passeranno per via elettronica, sono i documenti INPS che Lei consegna alla cassa a decidere la cifra: se sono vecchi o incompleti, la differenza sbagliata può emergere più tardi, sotto forma di richiesta di restituzione.

Sullo sfondo c’è anche una proposta di aumento degli importi minimi svizzeri a 250 e 300 franchi, l’iniziativa parlamentare Jost. Ad aprile 2026, dopo la consultazione, la commissione della sicurezza sociale del Consiglio nazionale aveva proposto di toglierla dal ruolo, con il voto decisivo della presidente. Il 19 giugno 2026 il Consiglio nazionale ha però scelto con 109 voti contro 88 di tenerla in vita e di prorogare il termine fino al 2028. Un aumento richiede ancora una modifica di legge votata dalle due Camere: per ora restano 215 e 268 franchi.

Cosa fare se inizia a lavorare in Ticino

Se ha appena firmato un contratto a Lugano o Chiasso, la sequenza è semplice. L’altro genitore presenta o aggiorna la domanda di Assegno unico, possibilmente entro il 30 giugno per non perdere mesi. Lei chiede al datore quale cassa usa, prende il modulo giusto, lo fa firmare nella parte del datore e allega la ricevuta INPS, il giustificativo con l’importo e i formulari europei. Poi, dopo la decisione della cassa, controlla il cedolino: l’assegno svizzero deve comparire come voce a parte.

Gli assegni non sono l’unica voce che cambia attraversando il confine. Le regole fiscali del nuovo accordo sono nella nostra guida alle tasse dei frontalieri, e cosa succede se il lavoro finisce lo racconta l’articolo sulla disoccupazione dei frontalieri. Per gli assegni, la regola da ricordare è una sola: ogni volta che cambia qualcosa in Italia, la cassa svizzera deve saperlo entro dieci giorni.

Domande frequenti

Chi lavora a tempo parziale riceve l’assegno intero?
Sì, se guadagna almeno 630 franchi al mese, cioè 7’560 all’anno. L’IAS versa solo assegni interi, qualunque sia la percentuale di impiego. Chi ha due datori di lavoro riceve comunque un solo assegno per figlio, e sul modulo deve indicare anche l’altro impiego.
Un figlio maggiorenne che studia in Italia dà ancora diritto all’assegno?
Sì, fino a 25 anni, se è ancora in formazione: è l’assegno di formazione da 268 franchi al mese. Per una scuola o un’università in Italia serve il formulario E402, per un apprendistato l’E403. Il diritto cade se il figlio guadagna più di 2’520 franchi al mese.
Esiste un aiuto ticinese alla nascita anche per i frontalieri?
No. L’assegno parentale di 3’000 franchi chiede che il genitore abiti in Ticino da almeno tre anni se è svizzero o cinque se è straniero, e che il bambino viva in Ticino. Lo stesso vale per l’assegno integrativo e per quello di prima infanzia. L’assegno per figli svizzero parte invece dal mese di nascita.
Se i genitori sono separati, a chi va l’assegno?
Va a chi ne ha diritto secondo le regole di priorità. Se però i soldi non arrivano al figlio, la persona che se ne occupa può chiedere alla cassa svizzera di riceverli direttamente, anche su un conto in Italia. Le spese del bonifico all’estero sono a carico della cassa, quelle della banca che riceve no.
Cosa succede agli assegni se mi ammalo o vado in congedo maternità?
Con una malattia o un infortunio l’assegno continua per il mese in cui inizia l’assenza e per i tre mesi successivi. Durante il congedo maternità continua fino a 16 settimane, anche senza stipendio. Chi perde il lavoro, invece, perde anche l’assegno svizzero: un frontaliere disoccupato riceve l’indennità dall’Italia, e da quel momento anche gli assegni seguono le regole italiane.

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